Consapevolezza, etica e digitale temi per una crescita sostenibile

Consapevolezza, etica e digitale temi per una crescita sostenibile

Awareness, ethics and digital themes for sustainable growth
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In questi giorni si è discusso molto nei blog ed in rete sul film “The Social Dilemma” disponibile sulla piattaforma Netflix, inoltre, ho ritrovato, molto spesso, le citazioni del film anche nei convegni dove il film viene usato in modo strumentale.

Il film, grazie ad una serie di racconti di operatori della Silicon Valley che hanno lavorato negli OTT, ci espone retroscena riguardanti le piattaforme digitali che, lavorando sulle nostre vulnerabilità, ci “manipolerebbero” in nome del profitto. The Social Dilemma si muove su alcuni assi principali, la trasformazione digitale, manipolazione/persuasione, visti come un prodotto e non ultimo la sorveglianza digitale con la bravissima Shoshana Zuboff.

Uno dei temi nel film è quello della trasformazione e metamorfosi digitale, l’accelerazione della tecnologia che non va di pari passo al nostro apprendimento, le nostre difficoltà nello stare al passo della crescente innovazione. Inoltre, si cerca di mettere in luce anche il lato oscuro; da un lato gli enormi cambiamenti, assolutamente positivi, a livello globale e dall’altro la nostra dipendenza e l’utilizzo ossessivo delle diverse piattaforme digitali.

L’analisi si sviluppa, successivamente, sul tema del profitto e come viene generato, un profitto basato su dati, analisi e previsioni dove il prodotto è il consumatore delle piattaforme.

Il teorema che viene enunciato è che non siamo più in un mercato basato sulla vendita di prodotti e servizi, ma in uno scenario dove i nostri dati, arricchiti dalle nostre abitudini e comportamenti in rete, sono i nuovi features. Ovviamente il tutto gestito da una rete di algoritmi che usano il genere umano come una cavia da laboratorio.

In ultimo il film analizza i temi della persuasione e fake news; le tesi puntano il dito sull’utilizzo di tecnologie sofisticate e uso dei social per la persuasione degli utenti che vengono, pertanto, indotti ad acquisti mirati oltre a influenzare scelte politiche e gestire movimenti di opinione. Lo scenario dipinto è quello di una rete utilizzata come strumento di dubbia moralità. Un’arma digitale in grado di determinare conseguenze rilevanti nel campo sociale e politico di un paese. Quest’ultimo aspetto è poi connesso alle fake news e all’allarmismo creato artificialmente dagli algoritmi che gestiscono le piattaforme digitali.

Il film sostiene la tesi per la quale la manipolazione digitale ha sia scopi puramente commerciali, quindi con un’ottica di puro profitto, che l’obiettivo di orientare gli utenti della rete in un modo impercettibile ma costante influenzando quindi la società, la politica e l’economia.

Questa disinformazione verrebbe amplificata a dismisura grazie all’utilizzo crescente dei social network sino a generare, in casi estremi anche disordini sociali. Abbiamo visto tutti, per esempio, il ruolo che ha giocato la disinformazione sul tema COVID.

Che cosa fare quindi per arginare questo dominio, almeno come viene presentato nel film? Sicuramente il digitale e lo sviluppo della tecnologia sta contribuendo allo sviluppo economico della società e contribuisce anche a migliorare la nostra qualità di vita. Certamente ci sono anche aspetti negativi, che vanno contrastati con la cultura, l’investimento sulla scuola e la formazione.

L’utilizzo consapevole di questi strumenti e la cultura digitale deve fare parte della formazione delle nuove generazioni e non solo.

Abbiamo anche, però, un tema di responsabilità che spetta solamente a noi, se in rete spopola un movimento che cerca proseliti e vuole convincerci che la terra è piatta probabilmente la responsabilità delle piattaforme sta nel diffonderla, ma noi possiamo non aderire né promuoverla sapendo che è una discussione anacronistica e forse poteva avere un senso ai tempi di Galileo, ma oggi è paradossale. Lo stesso atteggiamento che dobbiamo tenere responsabilmente i dispositivi di protezione individuale per contrastare la diffusione del COVID, stesso atteggiamento sull’utilizzo del monopattino elettrico che sembra si parcheggi da solo sulle strisce pedonali.

In questo contesto NOI facciamo la differenza ed il nostro comportamento responsabile gioca un ruolo fondamentale. Social e piattaforme digitali, come presentato nel film, sono popolati di algoritmi, che scriviamo e progettiamo NOI, sempre NOI clicchiamo e utilizziamo queste piattaforme. NOI siamo il motore del possibile cambiamento e NOI dobbiamo contribuire ad uno sviluppo etico anche con i nostri comportamenti. Se diventiamo consumatori etici e responsabili anche gli OTT inseguiranno questa tendenza solamente perché genererà loro profitto. Di questi temi si è discusso nel Digital Ethics Forum (www.digitalethicsforum.com) una iniziativa partita dalla città di Torino con lo scopo di discutere tutti insieme i temi etici legati alla produzione, l’uso e l’impatto delle tecnologie digitali sull’uomo e la società. Il DEF vuole diventare un hub per tutti quelli che hanno proposte, idee, progetti, una piattaforma aperta a tutti quelli che credono fortemente che NOI siamo il motore dell’innovazione e del cambiamento.

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