L’innovazione secondo Schumpeter

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L’innovazione secondo Schumpeter

Il concetto di innovazione come combinazione, o meglio, come cambiamento delle combinazioni dei componenti, affonda le sue radici nel pensiero dell’economista austriaco Joseph Alois Schumpeter dell’inizio del secolo scorso.

 

Figura 1 - Joseph Alois Schumpeter.

Figura 1 – Joseph Alois Schumpeter.

 

Schumpeter sosteneva che l’innovazione non fosse altro che “una risposta creativa che si verifica quando l’economia o un settore agiscono in modo diverso, al di fuori della pratica esistente”. E ancora, egli vedeva l’innovazione come

“nuove combinazioni di mezzi di produzione, cioè nell’introduzione di nuovi beni e/o nuovi metodi di produzione, nella creazione di nuove forme organizzative, nell’apertura di nuovi mercati, nella conquista di nuove fonti di approvvigionamento”.

Nelle sue opere più famose egli si è premurato di fornire anche una classificazione distinta, con lo scopo di specificare dove possano agire queste combinazioni. L’innovazione che ne deriva, infatti, può essere delle seguenti cinque tipologie:

  • Di prodotto: un nuovo prodotto o servizio avente un valore economico che viene introdotto nel mercato;
  • Di processo: un nuovo modo di combinare i fattori produttivi esistenti per realizzare un prodotto o servizio esistente;
  • Di mercato: come, ad esempio, l’estensione geografica del mercato stesso;
  • Degli input intermedi: come, ad esempio, la scelta di nuovi fattori produttivi da inserire nel processo;
  • Nell’organizzazione: da intendersi sia nella configurazione d’impresa, sia nelle sue relazioni con gli stakeholders.

Nel pensiero di Schumpeter, assume rilevanza assoluta il ruolo dell’imprenditore, che diventa il protagonista assoluto nel processo creatore dell’innovazione.

Egli è colui che “con la sua attività innovatrice”, riesce a distruggere

“la staticità tipica del precedente modello neoclassico introducendo nell’economia elementi di dinamicità. [..] L’innovazione crea potere di mercato e genera profitti, ma la sua diffusione consente ad altri imprenditori di attivare processi di imitazione che conducono ad una progressiva erosione dei margini di profitto. La dinamica economica dell’innovazione è tale per cui l’introduzione di nuove innovazioni avviene ad un ritmo incessante: l’innovazione genera squilibrio, lo squilibrio il profitto
(Ciappei; 2004;14).

Inoltre, Schumpeter precisa e postula una netta differenza tra invenzione ed innovazione:

  • L’invenzione comporta il perfezionamento di una teoria scientifica e ha in sé una sorta di valore economico intrinseco che rimane solamente in potenziale.
  • L’innovazione è “un atto economico, identificandosi con una value proposition sui mercati”¹.

Quindi non sempre un’invenzione porta ad un’innovazione: da qui, la rinnovata attenzione per le innovazioni che raggiungono lo status di tipo commerciale, ossia invenzioni che mettono a segno il loro valore economico ma anche sociale sui mercati. Schumpeter ha infatti identificato l’innovazione come la dimensione critica del cambiamento economico.

Schumpeter sostenuto che il cambiamento economico ruota intorno all’innovazione, alle attività imprenditoriali e al potere di mercato.

Egli ha cercato di dimostrare che il potere di mercato originato dall’innovazione può fornire risultati migliori della mano invisibile e della concorrenza sui prezzi.

Schumpeter ha sostenuto che l’innovazione tecnologica spesso crea monopoli temporanei, permettendo profitti anormali che presto sarebbero stati erosi da rivali e imitatori. Questi monopoli temporanei sono necessari per incentivare le imprese a sviluppare nuovi prodotti e processi.

 

¹ Baglietto

Bibliografia:
  • An introduction to economics with emphasis on innovation, Carroll, Peter
  • Joseph A. Schumpeter and Innovation, Ziemnowicz, Christopher
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