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Definire e misurare l’ecosistema imprenditoriale femminile

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Abstract

L’ecosistema imprenditoriale femminile rappresenta un sistema complesso e multilivello, nel quale interagiscono attori economici, istituzioni, reti sociali e infrastrutture territoriali, influenzando la partecipazione e il successo delle donne nell’imprenditoria. La letteratura recente ha evidenziato la necessità di definire e misurare tale ecosistema attraverso modelli integrati che considerano sia fattori operativi (accesso al mercato, capitale, gestione) sia variabili ambientali (macro, meso e micro), con particolare attenzione alle dinamiche di genere. Il framework delle 5M di Brush et al. (2009), arricchito dalle successive elaborazioni di Berger e Kuckertz (2016) e Abuhussein e Koburtay (2021), offre una lettura sistemica che incorpora maternità, salute mentale, maturità e sostenibilità, riconoscendo l’impatto delle barriere normative, delle reti di supporto genderizzate e degli stereotipi di genere sulle opportunità imprenditoriali femminili. La misurazione dell’ecosistema avviene tramite indicatori specifici che riflettono la qualità delle risorse, delle politiche di sostegno e delle condizioni sociali, fornendo una base metodologica per la progettazione di interventi mirati e il rafforzamento di un ambiente imprenditoriale più equo e inclusivo.

Definire e misurare l’ecosistema imprenditoriale femminile

La definizione dell’ecosistema imprenditoriale femminile riveste un ruolo strategico per l’analisi approfondita delle dinamiche che condizionano la partecipazione delle donne nei processi imprenditoriali e per la progettazione di policy e strumenti di intervento realmente efficaci. In letteratura, per ecosistema imprenditoriale si intende un sistema complesso e interconnesso di attori – quali imprese, istituzioni pubbliche e private, infrastrutture materiali e immateriali, reti sociali e professionali – che, interagendo tra loro, plasmano e sostengono la nascita, la crescita e la sostenibilità delle nuove iniziative imprenditoriali in un determinato contesto territoriale. I primi contributi accademici, come quelli di Spilling (1996) e Van de Ven (1993), hanno sottolineato come la sinergia tra questi attori sia in grado di incidere in modo determinante sull’andamento dei sistemi economici locali e di agevolare il processo di generazione di nuove imprese nel tempo.

Successivamente, Isenberg (2010) ha elaborato un modello di ecosistema imprenditoriale di successo, identificando come fattori chiave una cultura imprenditoriale favorevole, politiche pubbliche abilitanti, leadership diffusa, disponibilità di risorse finanziarie, capitale umano altamente qualificato, mercati ricettivi e un’infrastruttura di supporto articolata e resiliente. Isenberg pone l’accento sul ruolo del contesto, evidenziando come la configurazione sistemica degli attori sia alla base del funzionamento virtuoso dell’ecosistema stesso.

Partendo da questa impostazione, la letteratura più recente (Stam e Spigel, 2016) ha approfondito il concetto di ecosistema imprenditoriale, distinguendo tra condizioni sistemiche – come reti di imprenditori, leadership, disponibilità di finanziamenti, talenti, conoscenza e servizi di supporto – che rappresentano il nucleo operativo dell’ecosistema, e condizioni di contesto, che costituiscono l’ambiente sociale, culturale e istituzionale in cui tali interazioni si sviluppano. Questa impostazione, mutuata dal paradigma degli ecosistemi biologici, prevede una costante interazione tra componenti biotiche (micro-ecosistemi o agenti) e abiotiche (macro-ecosistemi o strutture istituzionali), secondo la distinzione proposta da Autio e Levie (2017) e Sussan e Acs (2017). Il funzionamento virtuoso dell’ecosistema è sostenuto da meccanismi di retroazione positiva, come l’espansione globale delle startup di successo e il reinvestimento locale delle competenze e delle risorse generate (Sussan e Acs, 2017).

In questo solco, Stam e van de Ven (2021) hanno proposto un modello integrato che individua dieci dimensioni fondamentali che caratterizzano gli ecosistemi imprenditoriali: istituzioni formali, cultura, reti di relazione, infrastrutture fisiche, finanza, leadership, capitale umano (talento), conoscenza, servizi ausiliari e domanda di mercato. Tale modello evidenzia come la qualità degli assetti istituzionali e la disponibilità di risorse costituiscano sia il risultato sia il motore propulsivo per lo sviluppo dell’ecosistema imprenditoriale (Woolley, 2017).

Adattare questa configurazione generale all’analisi dell’ecosistema imprenditoriale femminile implica il riconoscimento che, sebbene l’ecosistema sia apparentemente neutro rispetto al genere, le dinamiche di genere esercitano un impatto significativo sia sulle opportunità di accesso che sui risultati raggiungibili dalle imprenditrici. In particolare, Brush et al. (2019) propongono una lettura multilivello, distinguendo tra fattori di influenza istituzionale, organizzativa e individuale. Sul piano istituzionale, politiche di welfare come il congedo parentale retribuito, l’offerta di servizi di childcare sovvenzionati e l’accessibilità a forme di lavoro flessibile, possono mitigare i conflitti tra sfera lavorativa e familiare, rendendo più concreta e sostenibile la scelta imprenditoriale per le donne (Thébaud, 2015). Al contrario, barriere normative come la limitata titolarità di beni patrimoniali da parte delle donne in alcuni contesti riducono la possibilità di accesso a finanziamenti esterni (Hampel-Milagrosa, 2010).

A livello organizzativo, la struttura delle reti di supporto e dei servizi imprenditoriali risulta spesso genderizzata, con effetti differenziati tra uomini e donne. Le donne imprenditrici si trovano frequentemente inserite in settori tradizionalmente femminilizzati, con accesso limitato a ruoli di leadership e potere decisionale, circostanza che può ostacolare la crescita e la scalabilità delle loro imprese. Un esempio concreto è rappresentato dalla difficoltà nell’ottenere finanziamenti da fondi di venture capital, il cui management è prevalentemente maschile (Brush et al., 2014).

Sul piano individuale, la persistenza di stereotipi di genere e la scarsità di modelli di ruolo femminili possono influenzare negativamente l’intenzione imprenditoriale delle donne. Tuttavia, la crescente diffusione di acceleratori e incubatori focalizzati sulle donne, che offrono mentorship e role model femminili, rappresenta una leva positiva per favorire la partecipazione e il successo delle donne nell’ecosistema imprenditoriale (Brush e Greene, 2016).

La misurazione dell’ecosistema imprenditoriale femminile richiede pertanto l’individuazione e l’analisi di specifici indicatori di performance, che riflettano sia le condizioni operative sia la qualità del supporto disponibile per le donne imprenditrici. Tra questi indicatori si annoverano: l’accessibilità ai finanziamenti (in termini di tipologie, volume e condizioni d’accesso al capitale), la densità e la qualità delle reti di supporto professionale e di mentoring, la presenza e l’efficacia delle politiche pubbliche di sostegno, l’offerta di programmi di formazione e sviluppo delle competenze imprenditoriali, nonché le norme sociali e culturali che possono agire come fattori abilitanti o ostativi all’iniziativa imprenditoriale femminile.

Rendere esplicita e misurabile la configurazione dell’ecosistema imprenditoriale femminile comporta molteplici vantaggi: consente di identificare in modo puntuale le principali barriere che le donne affrontano nell’avvio e nella gestione d’impresa, facilitando la progettazione di interventi mirati; fornisce dati oggettivi ed evidenze empiriche utili per orientare le scelte delle policy maker e l’allocazione efficiente delle risorse pubbliche; permette di ottimizzare i programmi di supporto, rafforzando le reti professionali e ampliando le opportunità di formazione; infine, contribuisce in modo significativo alla crescita economica, all’innovazione e alla creazione di occupazione, promuovendo così la costruzione di un ambiente imprenditoriale più equo, inclusivo e orientato allo sviluppo sostenibile su scala territoriale e globale.

I modelli attuali di ecosistema imprenditoriale femminile

Tra i primi tentativi sistematici di identificazione e classificazione dei fattori ecosistemici che influenzano la formazione, lo sviluppo e la performance delle imprese femminili, si distingue il framework delle 5M proposto da Brush et al. (2009). Questo modello si pone come evoluzione e ampliamento rispetto al tradizionale paradigma tripartito dell’imprenditoria, che si basa sui tre pilastri essenziali: “market” (mercato), “money” (capitale) e “management” (gestione). Il concetto di “market” fa riferimento alle condizioni di accesso, alle opportunità e alle barriere presenti nei mercati di riferimento, che determinano la capacità delle imprese di inserirsi e competere efficacemente nel contesto economico (Schumpeter, 1934; Kirzner, 1985). “Money” indica la disponibilità e l’accessibilità alle risorse finanziarie necessarie per l’avvio, la crescita e la sostenibilità dell’impresa, considerando sia le fonti interne sia quelle esterne di capitale (Penrose, 1959; Bruno e Tyebjee, 1982). Il terzo elemento, “management”, abbraccia il capitale umano, le competenze organizzative e le capacità manageriali indispensabili per la governance aziendale e per rispondere in modo strategico alle sfide del mercato (Aldrich, 1999). Questi tre fattori, secondo la letteratura, rappresentano le fondamenta operative su cui si costruisce qualsiasi iniziativa imprenditoriale (Bates et al., 2007).

Brush et al. (2009), tuttavia, evidenziano la necessità di superare questo approccio limitato per cogliere appieno le specificità dell’imprenditoria femminile. A tal fine, introducono ulteriori dimensioni, con particolare enfasi sulla maternità, intesa come variabile cruciale che interagisce con le altre componenti del modello. La maternità viene analizzata non solo come aspetto personale, ma come elemento sistemico che riflette il contesto familiare e domestico, influenzando direttamente e indirettamente le dinamiche di accesso al mercato, la disponibilità di risorse finanziarie e la gestione aziendale (Jennings e McDougald, 2007). La presenza di responsabilità familiari, infatti, può limitare la capacità delle donne di dedicarsi pienamente all’attività imprenditoriale, impattando sull’efficacia gestionale e sulla scalabilità delle imprese.

Oltre alla maternità, il framework delle 5M include due ulteriori livelli ambientali: il macroambiente e il mesoambiente. Il macroambiente comprende l’insieme dei fattori istituzionali, normativi, culturali ed economici che operano su scala nazionale o sovranazionale e che spesso sfuggono al controllo diretto delle imprenditrici (Kantor, 2002). Tali fattori modellano le norme sociali, le aspettative di genere e le condizioni quadro che possono abilitare o ostacolare l’iniziativa imprenditoriale femminile. Il mesoambiente, invece, si colloca a livello regionale o locale e include le reti di supporto, le associazioni professionali, le infrastrutture territoriali e le iniziative specifiche che facilitano o, al contrario, limitano l’accesso delle donne alle risorse, alle opportunità di networking e ai servizi di accompagnamento (Pitelis, 2005; Aldrich, 1989).

In definitiva, il framework delle 5M, come rappresentato in figura 1, enfatizza la natura interconnessa e multilivello dei fattori che influenzano l’imprenditoria femminile. Il modello mostra come il macroambiente e il mesoambiente fungano da mediatori nell’accesso delle donne ai tre pilastri fondamentali (mercato, capitale e gestione), e come la maternità, quale elemento trasversale, agisca da variabile di interazione, condizionando il ruolo, la posizione e le prospettive delle imprenditrici all’interno dell’ecosistema imprenditoriale. Tale approccio consente un’analisi più tecnica e sistemica delle dinamiche di genere nel contesto imprenditoriale, offrendo una base solida per la progettazione di interventi e policy mirate.

Fig. 1 – Il framework delle 5M dell’imprenditoria femminile Fonte: Brush et al. (2009)

Il framework delle 5M, introdotto da Brush et al. (2009), ha subito un’evoluzione significativa grazie al contributo di Berger e Kuckertz (2016), che ne hanno proposto una revisione concettuale di maggiore complessità e tecnicità. In questa prospettiva, il modello viene reinterpretato attraverso una rappresentazione sistemica in cui i livelli micro, meso e macro non sono semplicemente giustapposti, ma vengono considerati come sottosistemi fortemente interrelati e reciprocamente influenti all’interno dell’ecosistema imprenditoriale femminile. La figura 2, infatti, esplicita questa nuova configurazione, illustrando come le dimensioni micro — relative agli elementi operativi quali mercato, capitale e gestione aziendale — siano incastonate nel contesto meso, che comprende le reti di supporto, le infrastrutture territoriali e le iniziative locali. A sua volta, il mesoambiente si inserisce nel macroambiente, costituito da variabili istituzionali, normative, culturali ed economiche di ampia scala. L’approccio di Berger e Kuckertz sottolinea la natura dinamica e multilivello delle interazioni tra questi tre strati: non solo essi coesistono, ma si influenzano costantemente, generando effetti sistemici che determinano le opportunità, le barriere e la performance delle imprese femminili. Questa visione integrata consente di cogliere con maggiore precisione le interdipendenze tra fattori locali e globali, facilitando l’analisi delle condizioni abilitanti e ostative all’imprenditoria femminile e offrendo una base metodologica più robusta per la progettazione di policy e interventi mirati.

Fig. 2 – L’adattamento del framework delle 5M Fonte: Berger e Kuckertz (2016)

In questa versione rielaborata del framework, i livelli micro, rappresentati da mercato, capitale e gestione, vengono interpretati come sottosistemi fondamentali che operano all’interno del più ampio contesto mesoambientale. Quest’ultimo, a sua volta, viene inquadrato come una componente interna al macroambiente, che funge da cornice istituzionale, normativa e culturale di riferimento. L’approccio adottato riconosce, in maniera sistemica e multilivello, che i diversi strati dell’ecosistema imprenditoriale non sono compartimenti stagni, ma sono invece caratterizzati da una fitta rete di interrelazioni, influenze reciproche e retroazioni che ne condizionano la funzionalità complessiva e l’efficacia degli interventi.

Tale impostazione valorizza il ruolo dinamico delle condizioni territoriali e delle reti di supporto proprie del livello meso, le quali interagiscono in modo sinergico con le variabili operative tipiche del livello micro, quali l’accesso ai mercati, la disponibilità di risorse finanziarie e la capacità gestionale delle imprese femminili. Parallelamente, il mesoambiente viene a sua volta influenzato, e in parte determinato, dalle dinamiche del macroambiente, che include policy nazionali, sistemi legislativi, assetti economici e strutture culturali di ampia scala. Questi fattori macro plasmano le opportunità, le barriere e le condizioni quadro che si riflettono a cascata sulle realtà locali e sulle singole imprese, determinando di fatto il potenziale di sviluppo e di crescita del tessuto imprenditoriale femminile.

Nell’assetto concettuale aggiornato, la dimensione della maternità non viene più rappresentata come semplice punto di intersezione tra mercato, capitale e gestione, bensì viene riconfigurata come elemento strutturale e trasversale del macroambiente. In questa prospettiva, la maternità – intesa non solo come esperienza personale, ma come insieme di norme, aspettative sociali e vincoli istituzionali – esercita un impatto sistemico sia sulle dinamiche meso che sulle strategie micro, influenzando la partecipazione, il ruolo e la performance delle donne imprenditrici. Il modello così ridefinito evidenzia come le scelte imprenditoriali e manageriali siano il risultato di una complessa interazione tra fattori locali, vincoli strutturali e dinamiche familiari, che si manifestano con intensità e modalità differenti a seconda dei contesti di riferimento.

Un ulteriore ampliamento del framework delle 5M è stato proposto da Abuhussein e Koburtay (2021), i quali identificano tre nuovi driver chiave in grado di incentivare l’autoimprenditorialità femminile:

  • la necessità di flessibilità oraria come risposta alle esigenze di conciliazione lavoro-vita privata;
  • la volontà di esercitare un controllo diretto sui processi lavorativi e sulle retribuzioni, a garanzia di autonomia gestionale e sostenibilità economica;
  • il desiderio di autorealizzazione personale attraverso la realizzazione delle proprie aspirazioni e passioni professionali.

Questi contributi hanno portato all’integrazione di tre nuove dimensioni, definite come le ulteriori “M”: salute mentale (mental health), maturità e mantenibilità del business. La salute mentale viene riconosciuta come prerequisito essenziale per la resilienza e la riuscita imprenditoriale, in quanto influenzata da elementi quali stress, equilibrio tra sfera lavorativa e familiare, e incertezza tipica delle attività d’impresa. La maturità fa riferimento all’acquisizione progressiva di competenze avanzate, come il pensiero strategico, la capacità decisionale e la gestione delle relazioni, che si consolidano attraverso l’esperienza e la formazione continua. Infine, la mantenibilità enfatizza l’importanza di un approccio orientato alla sostenibilità di lungo periodo, che preveda la capacità di adattamento e innovazione rispetto ai mutamenti dei mercati e agli scenari competitivi.

Questo framework arricchito non solo amplia la portata degli studi accademici sulle determinanti dell’imprenditoria femminile, ma fornisce anche una piattaforma metodologica più sofisticata per la progettazione di politiche pubbliche e programmi di sostegno, favorendo la creazione di un ecosistema più inclusivo, resiliente e propenso all’emersione e allo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali guidate dalle donne.

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