

L’articolo analizza il ruolo delle giovani innovatrici nel contesto del superamento del gender gap, ponendo l’accento sull’importanza dell’educazione come leva strategica dell’Agenda 2030 per la promozione della parità di genere, in linea con il Goal 5. Attraverso il caso di Re-Generation (Y)outh, un think tank fondato da giovani under 30 provenienti dalle aree interne del Mezzogiorno italiano, si esplora come strategie di empowerment dal basso, mentoring e networking possano favorire la partecipazione attiva delle donne nei processi decisionali e contribuire alla rigenerazione sociale ed economica dei territori. Il modello proposto valorizza la transdisciplinarità, la collaborazione tra generazioni e l’innovazione sostenibile, affrontando il fenomeno del brain drain e promuovendo la costruzione di reti solide. Tra i progetti di maggiore impatto si segnalano DMentoring25 e PNRRUNDER40, che mirano rispettivamente a ridurre il digital divide e a coinvolgere le nuove generazioni nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La partecipazione agli European Youth Event e l’azione diretta nelle comunità locali confermano la capacità di Re-Generation (Y)outh di generare best practices replicabili, orientate allo sviluppo inclusivo e sostenibile.
Secondo il rapporto UNESCO, la promozione della parità di genere rappresenta una delle priorità strategiche dell’Agenda 2030, e tra le leve identificate per raggiungere tale obiettivo, l’educazione emerge come elemento cardine e abilitante. La maggioranza dei partecipanti al sondaggio UNESCO 2020 ha evidenziato come l’istruzione sia il vettore imprescindibile per affrontare e superare le sfide globali legate alle disuguaglianze di genere, in linea con il Goal 5: “Achieve gender equality and empower all women and girls”. L’obiettivo a lungo termine è la costruzione di una società più equa, coesa e pacifica entro il 2030, nella quale la parità di genere sia non solo un principio formale, ma una realtà sostanziale in tutti gli ambiti della vita sociale, economica e politica. Nel documento si sottolinea il ruolo sinergico di variabili quali partecipazione attiva, accesso alle opportunità, decision making inclusivo, risorse economiche, comunicazione efficace, empowerment, policies mirate e parità normativa, come leve imprescindibili per il superamento del gender gap. Di particolare rilievo è il riferimento esplicito sia alle donne sia alle ragazze, a testimonianza di come l’educazione debba essere declinata secondo una prospettiva intersezionale, che valorizzi tanto la rappresentazione (rivolta alle donne) quanto la rappresentanza (focalizzata sulle ragazze), secondo le teorie di Sica e Di Venuta (2022) e Miotto et al. (2019).
Il Goal 5 dell’Agenda 2030, nella sua articolazione, pone come traguardo la “piena ed effettiva partecipazione delle donne e pari opportunità di leadership a tutti i livelli nei processi decisionali politici, economici e pubblici” (target 5.5), nonché l’attuazione di riforme che assicurino pari diritti di accesso alle risorse economiche, alla proprietà, ai servizi finanziari, all’eredità e alle risorse naturali (5.A), in conformità con le legislazioni nazionali. Un aspetto centrale è rappresentato dalla promozione dell’utilizzo delle tecnologie abilitanti, in particolare delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), come strumenti per potenziare il ruolo delle donne (empowerment), insieme all’adozione e al rafforzamento di politiche e normative efficaci e applicabili a tutti i livelli (5.C).
Muovendo dall’assunto che strumenti quali networking e mentoring rappresentino catalizzatori efficaci per i processi di empowerment – come evidenziato nel paragrafo precedente – e che tale empowerment debba essere prioritariamente indirizzato verso le giovani generazioni, si inserisce il modello del laboratorio di sperimentazione aperta, la cui massima espressione è rappresentata dai think tank. I think tank, intesi come gruppi di lavoro multidisciplinari, operano attraverso metodologie di brainstorming strutturato, analisi critica e studio approfondito dei fenomeni sociali, economici e culturali, con l’obiettivo di elaborare soluzioni innovative e trasferibili (Scaffidi, 2019).
Un esempio paradigmatico di think tank focalizzato sul coinvolgimento attivo delle giovani generazioni nei processi di policy making è Re-Generation (Y)outh. Si tratta di una piattaforma fondata e gestita da un team di under 30 provenienti dalle aree interne del Mezzogiorno italiano, che si configura come un network operativo orientato secondo una logica bottom-up. La mission principale è dimostrare come iniziative di empowerment dal basso possano contribuire efficacemente a contrastare i trend di declino demografico ed economico delle aree interne, favorendo la partecipazione attiva delle giovani donne nei processi decisionali a livello regionale, nazionale e internazionale (Sica, 2021).
Dalla sua istituzione nel 2019, Re-Generation (Y)outh ha implementato progetti di rilievo sia nazionale che europeo, con particolare attenzione a tematiche quali mentoring, empowerment femminile e giovanile, e coinvolgimento delle nuove generazioni nei processi decisionali, con un focus specifico sulle aree interne. La reinterpretazione del concetto di think tank in chiave hub di sperimentazione e rigenerazione sociale si inserisce in una prospettiva di innovazione sostenibile, agendo sul capitale umano e culturale dei microsistemi territoriali. In questo contesto, la ricerca è intesa come processo partecipato e circolare, orientato alla ridefinizione dei paradigmi innovativi e all’elaborazione di nuove metodologie per la soluzione di problematiche complesse, sia in termini di spazi che di idee, affrontate dal macro al micro contesto, in ambito culturale e sociale.
L’approccio di Re-Generation (Y)outh si fonda sulla transdisciplinarità, sulla valorizzazione delle differenze di conoscenze e competenze, e sulla creazione di una visione integrata e sistemica dei fenomeni. Il termine “rigenerazione” richiama la trasformazione di luoghi, contesti e società, mentre “Youth” si riferisce alla Generazione Y (Millennials), individuata nella letteratura come la coorte nata tra il 1980 e i primi anni 2000 (Strauss e Howe). La questione giovanile è centrale e si traduce nella promozione del protagonismo delle nuove generazioni, in particolare delle giovani donne, nel processo di innovazione sociale, culturale ed economica. Il cosiddetto “fattore Y” si concretizza nella capacità delle giovani donne di fare rete, innovare e reinterpretare il concetto di rigenerazione in maniera consapevole, evoluta e orientata al futuro (Sica, 2021).
Il progetto nasce per rispondere al fabbisogno di contrastare il fenomeno del brain drain verso le città, offrendo una piattaforma che favorisca la costruzione di reti culturali e sociali radicate nei territori, capaci di stimolare interesse, progettualità e partecipazione attraverso il policy making. In tre anni, Re-Generation (Y)outh ha consolidato una rete di giovani professionisti che funge da meccanismo di condivisione, informazione e diffusione di best practices, con l’obiettivo di rafforzare il capitale umano e sociale delle aree interne.
Fra i progetti di maggiore impatto si segnalano:
L’obiettivo trasversale di Re-Generation (Y)outh è strutturare e sistematizzare la domanda crescente di protagonismo giovanile, creando una rete solida che favorisca lo scambio di conoscenze e la costruzione di nuove collaborazioni, elementi indispensabili per la rigenerazione delle aree interne e il loro sviluppo socio-economico. Un banco di prova significativo è stato rappresentato dalla partecipazione agli European Youth Event (2018, 2021, 2022, 2023) organizzati dal Parlamento Europeo, dove il think tank ha presentato proposte innovative per la riduzione del divario tra aree urbane e rurali, valorizzando il patrimonio naturale, storico e culturale come leva di sviluppo sostenibile.
Parallelamente, il think tank promuove l’azione diretta nelle comunità locali, puntando sulla conoscenza e valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, sull’educazione ambientale fin dall’infanzia e sulla creazione di sinergie tra scuole e parchi nazionali/regionali. L’introduzione di una disciplina specifica sull’educazione ambientale nel curriculum scolastico, in particolare nei piccoli centri, rappresenta un elemento strategico per rafforzare il senso civico, la consapevolezza e il radicamento territoriale. Re-Generation (Y)outh ha quindi pianificato attività formative esperienziali, fondate sulla partecipazione attiva, che coinvolgano scuole e parchi naturali in percorsi di outdoor education e laboratori di cittadinanza attiva.
In sintesi, Re-Generation (Y)outh si configura come best practice di empowerment e rigenerazione dal basso, in cui le giovani donne del Sud Italia diventano agenti di cambiamento attraverso la creazione di reti, la condivisione di competenze e la partecipazione attiva ai processi decisionali. Solo attraverso la strutturazione di network solidi e l’adozione di un approccio bottom-up, è possibile promuovere processi di innovazione sociale, influenzare efficacemente i decision maker e garantire che le esigenze delle comunità locali vengano integrate nelle politiche pubbliche. In tale prospettiva, innovazione ed empowerment rappresentano strumenti chiave per lo sviluppo sostenibile e inclusivo, in grado di generare impatti positivi sia a livello locale che sistemico (Giaconi et al., 2019; Ohnishi et al., 2024; Tricarico e De Vidovich, 2021; Kamruzzaman, 2020; Torre, 2023).
La riflessione proposta evidenzia come la promozione dell’empowerment delle giovani donne, attraverso approcci bottom-up e la creazione di network multidisciplinari, rappresenti una risposta efficace alle sfide sociali, economiche e culturali delle aree interne italiane. Re-Generation (Y)outh si afferma come modello virtuoso di innovazione e rigenerazione, capace di valorizzare il capitale umano e culturale locale, favorire la partecipazione attiva e stimolare nuove forme di leadership. La sinergia tra mentoring, policy making e educazione ambientale rafforza il senso civico e il radicamento territoriale, preparando le nuove generazioni ad affrontare le complessità del futuro. In definitiva, l’articolo dimostra che solo attraverso il protagonismo giovanile e l’empowerment femminile è possibile promuovere processi di sviluppo sostenibile, inclusivo e orientato al cambiamento, secondo il principio “chi va piano va sano e va lontano”, adattando le strategie alle specificità dei territori e delle comunità coinvolte.