

L’Intelligenza Artificiale (IA) sta trasformando profondamente la distribuzione dei benefici economici e il mercato del lavoro, sollevando interrogativi su disuguaglianza e disoccupazione. Il progresso tecnologico, secondo la tassonomia di Korinek e Stiglitz, può generare benefici diffusi solo in scenari ideali caratterizzati da mercati e assicurazioni perfetti; nella realtà, invece, la mancanza di strumenti di tutela e i costi della ridistribuzione accentuano il rischio che i vantaggi dell’innovazione si concentrino nelle mani di pochi, lasciando la maggioranza dei lavoratori più vulnerabile. L’analisi evidenzia come l’IA, in quanto tecnologia non rivale ma spesso escludibile, possa rafforzare le posizioni dominanti degli imprenditori, aumentando la disparità di reddito e di opportunità. Le esternalità sia pecuniarie sia non pecuniarie derivanti dall’innovazione incidono su salari e occupazione, con effetti più marcati per le fasce di reddito medio. Le proiezioni di Bain & Company e altri studi mostrano che l’automazione rischia di comprimere la quota di reddito destinata al lavoro, aggravando la concentrazione della ricchezza e la precarietà occupazionale, soprattutto nei settori più esposti. Nel lungo periodo, scenari di potenziamento umano o di competizione con entità artificiali pongono nuove sfide per la distribuzione delle risorse e la coesione sociale, rendendo urgente una riflessione sulle politiche di ridistribuzione e inclusione.
Nel 1930 Keynes scrisse un saggio sulle “economic possibilities of our grandchildren“, in cui descriveva come le possibilitàtecnologiche potrebbero tradursi in un aumento delle possibilità di utilità. Da questo saggio emerge la sua preoccupazione per laqualità della vita che sarebbe emersa in un mondo con troppo tempo libero. Ma ciò che è effettivamente accaduto negli ultimi anni haportato alla luce il verificarsi di un’altra possibilità: l’innovazione nell’IA potrebbe generare una lobby ristretta di persone con maggiore accesso alla ricchezza prodotta, mentre la maggioranza dei lavoratori ordinari potrebbe trovarsi con stipendi molto ridotti.
Di seguito si presenta la classificazione concettuale elaborata dagli studiosi Anton Korinek e Joseph E. Stiglitz nel loro contributo scientifico. Gli autori hanno esaminato un quadro teorico in cui l’introduzione di una nuova tecnologia basata sull’Intelligenza Artificiale può comportare la sostituzione, sia parziale che totale, della forza lavoro umana nello svolgimento delle mansioni produttive e operative. In particolare, la loro analisi si focalizza sugli effetti che l’adozione dell’IA può generare in termini di ristrutturazione dei processi lavorativi, riduzione della domanda di lavoro tradizionale e conseguente ridefinizione dei rapporti tra capitale e lavoro. Korinek e Stiglitz articolano la loro tassonomia considerando diversi scenari di impatto, tra cui la possibilità che l’innovazione tecnologica accentui la polarizzazione occupazionale e amplifichi le disparità distributive, esaminando altresì le implicazioni per la dinamica salariale e la stabilità socioeconomica. La loro prospettiva, pertanto, si inserisce in una cornice multidisciplinare che integra elementi di teoria economica, analisi dei mercati del lavoro e studio delle politiche di mitigazione dei rischi associati al progresso tecnologico.
Per approfondire il nesso tra progresso tecnologico e benessere collettivo, è opportuno partire dalla modellizzazione di uno scenario di “first-best”, caratterizzato dall’ipotesi di mercati perfettamente concorrenziali e dall’esistenza di strumenti assicurativi completi e accessibili a tutti gli individui prima della realizzazione dell’incertezza, ossia “behind the veil of ignorance” – vale a dire in una fase in cui gli agenti economici ignorano ancora quale sarà il proprio ruolo specifico nel sistema produttivo (lavoratore o imprenditore). L’obiettivo fondamentale dell’assunzione di tale cornice idealizzata è quello di evidenziare, in una prospettiva ex ante, come la compensazione delle perdite subite dai lavoratori a causa dell’innovazione tecnologica rappresenti una questione di ottimizzazione dell’efficienza allocativa piuttosto che una mera problematica redistributiva. In un contesto in cui i mercati assicurativi siano pienamente funzionanti e ogni agente economico possa accedere a polizze che coprono qualsiasi rischio suscettibile di incidere materialmente sul proprio livello di utilità, gli individui tenderebbero a stipulare contratti assicurativi preventivi per tutelarsi dalle possibili conseguenze negative derivanti dalle trasformazioni tecnologiche. Nel caso specifico dei lavoratori, questi sottoscriverebbero prodotti assicurativi finalizzati a coprire il rischio di una diminuzione dei salari o della perdita di occupazione legata all’adozione di nuove tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale. In tal modo, il sistema garantirebbe una gestione ottimale della distribuzione dei rischi, assicurando che il progresso tecnologico possa tradursi in un aumento del benessere collettivo senza generare effetti distorsivi o iniqui nella distribuzione dei benefici. Questo porta alla seguente osservazione:
osservazione 1) Si consideri un mondo di first-best in cui tutti gli individui abbiano accesso a un mercato assicurativo perfettoprima di conoscere il loro ruolo nell’economia (lavoratore o innovatore). In tale contesto, qualora si presenti un’innovazione, ivincitori potrebbero compensare i perdenti attraverso una condivisione ottimale del rischio. Di conseguenza, il progresso tecnologico offrirebbe a tutti le migliori condizioni e sarebbe approvato e sostenuto da tutta la società.
Questa osservazione fa riferimento ad uno scenario ideale ma ciò che accadrebbe in uno scenario reale è molto differente. Infatti, sesi immaginasse un contesto non ideale, potrebbe verificarsi che, anche dopo aver saputo di essere lavoratori, la maggior parte di quelli sostituiti dal progresso tecnologico non abbiano contratti assicurativi. Purtroppo, questa è la situazione che più si avvicina alla realtà quotidiana e ci sono buone ragioni per cui tali servizi assicurativi ideali non sono presenti nel mondo reale. Innanzitutto, i lavoratori dovrebbero stipulare l’assicurazione prima che le implicazioni dell’IA siano chiare così da avere un premio assicurativo associato basso. Infatti, ottenere oggi un’assicurazione che tuteli il lavoratore da un’eventuale riduzione del salario comporterebbe grandi somme da pagare a causa dell’elevata probabilità che l’IA riesca ad affermarsi. In secondo luogo, anche per periodi di tempolimitati, i mercati assicurativi rispetto alle innovazioni tecnologiche non sono così perfetti. Tra i motivi principali vi sono:
In conclusione, si può rispondere all’osservazione 1 notando che in assenza di mercati assicurativi perfetti “behind the veil of ignorance“, c’è in generale bisogno di ridistribuzione. Infatti, la possibilità che i lavoratori abbiano accesso ad alcune assicurazioni contro il rischio di IA, ma non ad un’assicurazione perfetta, non elimina la necessità di ridistribuzioni. La ridistribuzione è generalmente necessaria a meno che la vendita dell’assicurazione avvenga “behind the veil of ignorance“. Infatti, nel momento stesso in cui si viene a conoscenza della nuova tecnologia IA, quest’ultima potrebbe ancora avere conseguenze ridistributive: i lavoratori per spogliarsi del rischio si troverebbero costretti a pagare un premio trovandosi così con un welfare inferiore a quello degli imprenditori.
Si procede ora all’esame dello scenario di “second best”, in cui viene meno la presenza di mercati assicurativi perfetti come quelli descritti in precedenza, ma si assume che, una volta manifestatesi l’innovazione tecnologica e definiti gli effetti distributivi, tutti i mercati risultino pienamente operativi e privi di frizioni. In tale contesto, si ipotizza inoltre l’assenza di costi di transazione o di vincoli istituzionali che possano ostacolare l’attuazione di politiche redistributive ex post, consentendo pertanto una riallocazione efficiente delle risorse tra gli agenti economici colpiti in maniera differenziata dalle conseguenze dell’innovazione. In altre parole, pur in mancanza di strumenti assicurativi completi ex ante, il sistema economico dispone della capacità di adottare meccanismi redistributivi efficaci e non distorsivi, che permettano di compensare integralmente i soggetti penalizzati dagli sviluppi tecnologici, garantendo così che i benefici complessivi derivanti dal progresso siano condivisi in modo ottimale e senza incorrere in perdite di efficienza. Questo assetto teorico si colloca, dunque, a metà strada tra l’ideale del “first best” – caratterizzato da mercati assicurativi perfetti “behind the veil of ignorance” – e la realtà di mercati imperfetti e redistribuzioni costose, offrendo una prospettiva intermedia per l’analisi degli effetti distributivi e delle possibili risposte istituzionali al cambiamento tecnologico.
Questo porta alla seguente osservazione:
osservazione 2) Se la ridistribuzione non fosse costosa e venisse effettuata opportunamente, il progresso tecnologico sarebbesempre desiderato da tutti gli agenti. In tal caso, vi sarebbe unanimità politica nel sostenere il progresso tecnologico.
Se il mondo fosse first-best ex-post (ovvero i lavoratori hanno, dopo l’innovazione dell’IA, un’assicurazione contro il rischio generato dall’IA), allora la curva delle possibilità di utilità o frontiera di Pareto (ovvero l’insieme dei punti di una curva corrispondenti a livelli di utilità che assicurano allocazioni efficienti in senso paretiano) si sposterebbe. L’esempio fornito in figura 21 illustra una frontiera delle possibilità di utilità per due tipologie di agenti: lavoratori e imprenditori. In quest’esempio, il progresso tecnologico aumenta il livello di utilità massimo degli imprenditori per qualsiasi dato livello di utilità dei lavoratori. In altre parole,l’innovazione ha aumentato le possibilità di produzione, e con ridistribuzioni forfettarie, un’espansione nelle possibilità diproduzione implica automaticamente un’espansione delle possibilità di utilità (ovvero tutti potrebbero stare in situazioni migliori). Nonostante questo, il fatto che tutti potrebbero stare meglio non implica necessariamente che staranno meglio. Infatti, questo dipende dalle disposizioni istituzionali.

Figura 1: Frontiera di Pareto prima e dopo l’innovazione senza costi di ridistribuzione (fonte Anton Korinek e Joseph E. Stiglitz)
Relativamente alla figura 1, si denoti l’equilibrio iniziale con E0 e l’equilibrio post-innovazione con E1. Detto questo, si nota come i lavoratori si trovino in una condizione peggiore rispetto agli imprenditori. Questo a sua volta ha due importanti implicazioni:
Nella figura 1, è stata contrassegnata in grassetto la parte della frontiera di Pareto relativa alla post-innovazione che rappresenta un miglioramento di Pareto e si trova a nord-est di E0. Naturalmente, l’innovazione potrebbe non essere labor-saving (ovveroun’innovazione che consente di ridurre l’impiego di manodopera nei processi produttivi), e l’equilibrio di mercato E1 potrebbetrovarsi a nord-est di E0. Sebbene questo caso sia più semplice, la distribuzione dei guadagni derivanti dall’innovazione potrebbeancora essere controversa, specialmente nel caso in cui porti a forti disparità di reddito.
Esiste un ulteriore scenario in cui, mentre si sta tentando la ridistribuzione, la nuova curva delle possibilità di utilità potrebbe trovarsi vicino all’equilibrio originale all’interno della vecchia frontiera delle possibilità di utilità. Questo porta alla seguente osservazione:
oservazione 3) Se il mondo fosse first-best ex-post (dopo l’innovazione), ma la ridistribuzione fosse limitata o costosa, allora un miglioramento di Pareto potrebbe non essere possibile, e alcuni gruppi della società potrebbero opporsi al progresso tecnologico. Con una funzione di benessere sociale sufficientemente diseguale, il benessere sociale può essere ridotto.
La figura 2 descrive il caso in cui la frontiera delle possibilità di utilità è limitata dai costi imposti dalla ridistribuzione. In particolare, si può notare che, a seguito di un’innovazione, la curva si sposta verso il basso. In tal caso, se si provasse ad effettuare una ridistribuzione dagli innovatori ai lavoratori, si perderebbe così tanto lavoro che i lavoratori si troverebbero in una situazione peggiore.

Figura 2: Frontiera di Pareto potenziale con costi di ridistribuzione (fonte Anton Korinek e Joseph E. Stiglitz)
Alcuni economisti sostengono che il caso descritto nella figura 2 sia quello più vicino alla realtà attuale. Quindi, in questo caso l’innovazione non va intesa come un miglioramento di Pareto me come un cambiamento tecnologico che ha come effetto quello di migliorare la situazione di alcune persone e di peggiorare la situazione di altre. Il problema di questa funzione è l’assenza di un peso attribuito alla disuguaglianza che permetta di considerare diversamente un dollaro per i ricchi (gli imprenditori) e un dollaro per i poveri (i lavoratori). Infatti, senza la presenza di un peso, i lavoratori perdenti si opporrebbero razionalmente all’innovazione e, se quest’ultimi rappresentassero la maggioranza, gli imprenditori, al fine di mantenere la loro posizione, si troverebbero obbligati ad effettuare una ridistribuzione equa dei benefici. Questo è, naturalmente, un problema causato dal comportamento collettivo degli imprenditori in quanto, relativamente al singolo imprenditore, il suo contributo alla disuguaglianza economica è in genere limitato.Di conseguenza, gli imprenditori impiegano molto spesso i loro sforzi in azioni atte a migliorare ulteriormente il loro potere di mercato, abbassando i redditi reali dei lavoratori.
Tuttavia, è possibile che nel lungo periodo si instauri un meccanismo a cascata in cui le continue innovazioni farebbero aumentare laricchezza degli imprenditori così tanto da far arrivare i benefici anche ai lavoratori. Quindi, secondo questa prospettiva, un miglioramento di Pareto è possibile nel lungo periodo (come mostra la figura 1) anche se un’intera generazione di lavoratori si trova a vivere in cattive condizioni nel breve / medio periodo. D’altro canto, una volta che le macchine diventino sufficientemente intelligenti, gli imprenditori potrebbero non avere più incentivi a finanziare l’innovazione, facendo diminuire il tenore di vita dei lavoratori. In particolare, in un sistema dominato dal denaro, gli imprenditori, sempre più ricchi, potrebbero usare la loro influenzaeconomica e politica per resistere alla ridistribuzione. Inoltre, anche se l’ipotesi dell’effetto “a cascata” nel lungo periodo fosse corretta, nel breve periodo potrebbero verificarsi tremende sofferenze e sconvolgimenti sociali.
Si consideri ora il quarto scenario illustrato di seguito:
osservazione 4) Se l’economia non fosse di first-best ex post, la frontiera delle possibilità di utilità potrebbe spostarsi verso l’interno a seguito di un ampliamento delle possibilità di produzione. Inoltre, questo potrebbe anche essere vero in assenza di costi di ridistribuzione.

Figura 3: Frontiera di Pareto potenziale con mercati imperfetti (fonte Anton Korinek e Joseph E. Stiglitz)
Quando si parla di un’economia che non è di first-best, si intende un’economia che mostra imperfezioni di mercato (problemi di informazione, rigidità di prezzo e salari, ecc.) che possono causare problemi alla domanda aggregata, monopoli e monopsonie, e così via. Generalmente, ciò significa che l’equilibrio di mercato non è Pareto efficiente. Questo caso è illustrato nella figura 3, dove l’equilibrio iniziale E0, a seguito dell’innovazione, si sposta verso il basso in E1. Quindi, è possibile osservare che, sotto questecondizioni, l’innovazione, che avrebbe potuto portare a una maggiore efficienza in assenza di imperfezioni di mercato, rende i lavoratori più disagiati.
Esistono due canali principali attraverso i quali il progresso tecnologico dell’IA potrebbe influire sulla distribuzione delle risorse e quindi sulla disuguaglianza: in primo luogo, attraverso il surplus guadagnato dagli imprenditori e, in secondo luogo, attraverso gli effetti sugli altri agenti presenti nell’economia.
La tecnologia IA è un bene non rivale, ma potrebbe essere escludibile. Ovvero:
La società si trova di fronte la scelta di un trade-off per definire il livello ottimale di ingegnerizzazione dell’innovazione (nel caso inquestione delle tecnologie IA). In uno scenario di first-best, non vi sono problemi di agenzia nel processo di innovazione, e una soluzione ottimale potrebbe essere finanziare le innovazioni e renderle liberamente disponibili a tutti. Questo modello di finanziamento dell’innovazione è comune per i progetti relativi alla ricerca di base e ha dato origine a innovazioni molto significative nella storia, tra cui l’invenzione di Internet. Un’altra soluzione potrebbe essere sostenere la produzione di innovazioni al fine di ottenere premi non economici come il prestigio oppure la prevalenza di tecnologia open source così da generare progresso cumulato (come avviene per i software e l’IA).
Comunque, in molte circostanze, gli agenti privati tendono ad innovare e / o finanziare l’innovazione al fine di ottenere un rendimento (o surplus). Quindi, il surplus guadagnato dagli imprenditori gioca un ruolo economico importante, in quanto premia gli imprenditori per ciò che realizzano (rappresenta il ritorno economico all’attività di innovazione). Tuttavia, molto spesso capita che le innovazioni siano legate al potere di mercato che porta a inefficienze rispetto alla soluzione di first-best in cui le innovazioni sono distribuite come beni pubblici.
Di seguito sono analizzati due casi che determinano se gli imprenditori riescano ad ottenere del surplus dagli investimenti in IA:
In entrambi i casi, i rendimenti ottenuti da un imprenditore potrebbero non corrispondere strettamente ai rendimenti sociali dell’innovazione; in particolare, alcuni dei rendimenti possono riflettere la cattura dei profitti che altrimenti sarebbero andati ad altri imprenditori. Al fine di evitare il formarsi di questa disuguaglianza, una delle soluzioni possibili potrebbe essere tassare e ridistribuire il surplus così da garantire che l’IA sia considerata un miglioramento di Pareto. Anche le politiche antitrust svolgonoun ruolo fondamentale in questo contesto riducendo le rendite e garantendo che i benefici derivanti dalle innovazioni siano condivisi tra tutti. Inoltre, la ricerca pubblica, che garantisce al governo di appropriarsi delle rendite piuttosto che lasciarle ai privati, unitamente a politiche di concorrenza più forti, potrebbe ridurre il formarsi di monopoli e quindi aumentare la probabilità che l’IA sia un miglioramento di Pareto. Infine, i lavoratori dovrebbero notare che le innovazioni legate all’IA (comprese quelle create da imprenditori privati) trovano fondamenta sul sostegno pubblico. Infatti, la società ha pagato per generare questa conoscenza e dovrebbe quindi poter accedere al surplus generato dall’innovazione. Una proposta per garantire che i lavoratori accedano ai vantaggi generati dall’innovazione potrebbe essere quella di offrire ai lavoratori quote di imprese così da garantire che il loro benessere aumenti insieme a quello degli imprenditori.
L’innovazione può portare anche a ridistribuzioni non direttamente coinvolte nel processo di innovazione (ad esempio i lavoratoripossono essere soggetti a un improvviso aumento o calo della domanda di lavoro). Queste ridistribuzioni possono quindi essere viste come esternalità dell’innovazione e sono una delle principali ragioni per cui l’innovazione solleva preoccupazioni sulla disuguaglianza. Si possono distinguere due categorie di tali esternalità: esternalità pecuniarie e non-pecuniarie.
Le esternalità pecuniarie sono i cambiamenti dei prezzi e degli stipendi e relativamente a queste, come ha già osservato l’economista John Richard Hicks, le innovazioni tendono a modificare la domanda dei fattori e, in equilibrio, determinano un cambiamento dei prezzi di tali fattori, in particolare un cambiamento nei salari. Se, come molti esperti predicono, l’IA sostituisse direttamente il lavoro umano, la richiesta di lavoro umano potrebbe diminuire e sua volta gli stipendi. Ad esempio, le self-drivingcars potrebbero portare ad una riduzione degli stipendi dei conducenti, o la tecnologia AI- based in grado di leggere una lastra potrebbe abbassare gli stipendi dei radiologi. Viceversa, l’IA potrebbe portare ad un aumento della domanda di informatici e a un notevole aumento dei loro stipendi. Poiché l’IA è una GPT, ci sono ragioni per credere che i progressi in queste tecnologie si ripercuotano su settori diversi portando, nei prossimi decenni, a cambiamenti significativi sui salari in tutta l’economia. Quindi,anche se ci sono spesso perdenti, il progresso tecnologico per definizione sposta la frontiera delle possibilità produttive (ovvero illuogo dei punti che mostra le combinazioni di beni che è possibile ottenere in modo efficiente dato il vincolo delle risorseproduttive e la tecnologia). Ciò implica che il beneficio totale ottenuto dai vincitori del progresso supera la perdita subita dagli sconfitti. Perciò, è possibile affermare che le esternalità pecuniarie dell’innovazione danno origine a ridistribuzioni potenzialmente costose, e rendono l’economia inefficiente. Al fine di contrastare il declino dei salari sarebbe necessario definire alcune politiche daseguire. Tra queste, nel caso in cui il potere contrattuale dei datori di lavoro sia eccessivo, potrebbe esserci un aumento del salario minimo così da garantire che nessuno dei lavoratori a tempo pieno si trovi in condizioni di povertà. Inoltre, garantire un’elevata domanda aggregata di lavoro (e quindi un basso tasso di disoccupazione) aumenterebbe anche il potere contrattuale dei lavoratori portando a salari più alti. Tra le altre politiche da seguire, potrebbe esserci l’imposizione di una tassa sul capitale così da faraumentare il costo di questo e indurre gli imprenditori ad innovazioni di tipo capital-augmenting piuttosto che labor-saving.
Come si è già affermato precedentemente, l’innovazione può anche generare esternalità non-pecuniarie su soggetti diversidall’imprenditore. Esempi classici di questo tipo possono essere i casi in cui l’innovazione potrebbe influenzare le quantità richieste, o la probabilità di acquistare o vendere un bene o un fattore, inclusa la probabilità di essere disoccupati. Tuttavia, alcuni effetti sono tali da poter essere interpretati sia come esternalità pecuniarie sia come esternalità non-pecuniarie. Ad esempio, le innovazionidi prodotto possono essere interpretate anche come variazioni di prezzo. In alternativa, possono anche essere interpretate comeesternalità non-pecuniarie. Infatti, si può pensare ad un prodotto (ad esempio uno smartphone) come un bundle di serviziacquistabili solo in proporzione fissa (poiché non è possibile acquistare separatamente le diverse funzioni dello smartphone). Secondo questa prospettiva, un’innovazione rappresenta un cambiamento strutturale dei mercati incompleti in quanto modifica il bundle dei servizi disponibili in un prodotto.
Tra le tante analisi effettuate dai ricercatori Anton Korinek e Joseph E. Stiglitz, è possibile trovarne una che analizza la questione IAsotto un punto di vista a lungo termine. Attualmente l’IA si trova ancora in una fase embrionale in cui, durante l’esecuzione delle proprie attività, è necessario l’intervento umano. Questa è comunemente definita Intelligenza Artificiale stretta. Al contrario, l’intelligenza umana permette a tutti gli individui di eseguire le attività autonomamente. Questa capacità è definita intelligenza generale. Se l’IA raggiungesse e superasse i livelli umani di intelligenza generale, si applicherebbero una serie di considerazioni radicalmente diverse. Alcuni tecno-ottimisti predicono l’avvento dell’IA generale già nel 2029, sebbene la stima effettuata dagliesperti di IA indichi l’anno 2040 o 2050, con la maggior parte degli esperti che assegna una probabilità del 90% al sorgere dellivello generale dell’IA nel secolo attuale. Date queste previsioni, si è reputato fondamentale riflettere sulle implicazioni che un IA generale avrebbe sull’umanità.
Supponendo che il sistema sociale ed economico attuale sia mantenuto anche a seguito dell’avvento dell’IA generale, i ricercatori Anton Korinek e Joseph E. Stiglitz hanno individuato due scenari principali. Nel primo scenario l’uomo e la macchina si fondono,ovvero le capacità degli esseri umani saranno migliorate grazie all’ausilio di una tecnologia sempre più avanzata. Il secondo scenario vede le entità artificialmente intelligenti svilupparsi separatamente dagli umani ma avendo i loro stessi obiettivi e comportamenti.
Lo scenario in cui gli esseri umani si potenziano con le macchine può portare a massicci aumenti della disuguaglianza umana, a meno che i politici non riconoscano in tempo la minaccia e prendano provvedimenti per equalizzare l’accesso alle tecnologie. Se l’intelligenza diventa una questione di ability-to-pay, è plausibile che gli uomini più ricchi diventino “più intelligenti” rispetto ai più poveri, lasciando la maggioranza della popolazione sempre più indietro. Per coloro che possono permetterselo, l’incentivo all’acquisto del miglioramento è grande, specialmente perché sono in competizione con altri ricchi. D’altro canto, coloro che non possono permettersi le ultime tecnologie dovranno fare affidamento su ciò che è di pubblico dominio e se il ritmo dell’innovazione aumenta, aumenterà il divario tra la migliore tecnologia e ciò che è disponibile pubblicamente.
Relativamente al secondo scenario, questo considera le entità artificialmente intelligenti svilupparsi separatamente dagli esseri umani. Per descrivere il sistema economico che ne deriva, Anton Korinek suppone che esistano due tipi di entità, gli esseri umani e leentità IA, e ne analizza gli effetti inserendole nei modelli malthusiani. Il cuore dei modelli malthusiani (dell’economista Thomas Malthus) è costituito dalla nozione secondo cui sopravvivenza e riproduzione richiedono risorse, che sono potenzialmente scarse. Formalmente, i modelli malthusiani tradizionali descrivono il modo in cui le forniture di fattori scarsi interagiscono con due insiemi di tecnologie correlate, una tecnologia di produzione e una tecnologia di consumo / riproduzione. In primo luogo, gli esseri umani sono i fornitori del fattore lavoro, che viene impiegato in una tecnologia di produzione per generare beni di consumo. Insecondo luogo, una tecnologia di consumo
/ riproduzione converte i beni di consumo per la sopravvivenza e la riproduzione degli esseri umani, determinando a sua volta lafornitura futura del fattore lavoro. Negli ultimi due secoli, l’essere umano, almeno nei paesi avanzati, ha avuto la fortuna di sottrarsi ai vincoli malthusiani. Infatti, l’accumulo di capitale e il rapido aumento del progresso tecnologico generato dallarivoluzione industriale, hanno fatto in modo che la tecnologia per produrre beni di consumo fosse costantemente in anticipo sui consumi dei beni necessari a garantire la sopravvivenza del genere umano.
Relativamente a Korinek, nella sua teoria, confronta le tecnologie di produzione e di consumo / riproduzione degli esseri umani edelle entità IA e osserva che differiscono sostanzialmente. Dal lato della produzione, l’essere umano sta rapidamente perdendo terreno a causa del lavoro fornito dalle entità IA. In altre parole, le entità IA stanno diventando sempre più efficienti nellaproduzione di output rispetto agli umani. Dal punto di vista del consumo / riproduzione, la “tecnologia” impiegata dagli umani perconvertire i beni di consumo (come il cibo e le abitazioni) in futuri esseri umani ha subito relativamente pochi cambiamenti (la biologia degli esseri umani cambia molto lentamente). Al contrario, la tecnologia di riproduzione delle entità IA, impiegata per convertire i beni di consumo dell’IA (come l’energia, il silicio, l’alluminio) in futura IA, è soggetta a progressi esponenziali.
Prese insieme, queste due dinamiche portano l’essere umano a trovarsi in situazioni svantaggiose nel lungo termine, a meno che non vengano presi i giusti provvedimenti. Infatti, all’inizio, coloro che non sono in possesso di determinate abilità, in un mondo dominato dall’IA, potrebbero trovarsi sempre più svantaggiati nella corsa alle scarse risorse. La proliferazione delle entità IAinizialmente metterà solo una modesta pressione sui prezzi delle scarse risorse, quindi l’umanità nel complesso trarrebbe beneficiodall’alta produttività delle entità IA. Inoltre, beneficerebbero di grandi guadagni anche tutti i fattori scarsi e preziosi per la riproduzione e il miglioramento dell’IA, come il lavoro umano qualificato nella programmazione o la proprietà intellettuale. Tuttavia, col passare del tempo, le tecnologie di produzione e consumo superiori delle entità IA porterebbero ad una concorrenza spietata su tutti i fattori scarsamente disponibili (come la terra e l’energia) portando ad un aumento dei loro prezzi e rendendoli sempre più inaccessibili agli umani normali. Alla fine, questo potrebbe costringere gli umani a ridurre il loro consumo fino al punto incui il loro reddito reale sarà così basso da non permettergli di consumare il necessario per vivere e facendo diminuire così il numero degli esseri umani.
La società Bain & Company ha condotto uno studio anche sull’impatto che l’automazione potrebbe avere sul reddito. In particolare, la loro analisi mostra che i lavoratori USA che attualmente guadagnano tra 30.000 e 60.000 dollari all’anno sono i più soggetti a rischio: fino al 30% potrebbe essere licenziato, e molti subiranno una diminuzione del loro salario. D’altro canto,l’impatto sui lavoratori che guadagnano meno di 30.000 dollari all’anno dovrebbe essere leggermente più basso. Infine, ci si aspettache l’automazione abbia un impatto ancora più basso su chi ha un reddito compreso tra 60.000 e 120.000 dollari all’anno e un impatto ancora minore su chi guadagna più di 120.000 dollari (vedi figura 4).

Figura 4: Impatto sul salario e sugli impieghi dell’automazione (fonte Bain & Company)
Il rapido sviluppo delle tecnologie IA probabilmente supererà il ritmo con il quale le economie possono riassorbire e ridistribuiremilioni di lavoratori che potrebbero quindi perdere il proprio posto di lavoro. Questo tipo di dislocazione strutturale spesso porta alla disoccupazione di lunga durata. Uno studio condotto dalla US Social Security Administration ha rilevato che 20 anni dopo averperso un lavoro, i guadagni medi erano ancora inferiori del 27%. Un altro studio di un economista della Federal Reserve Bank di Boston ha rilevato che un lungo periodo di disoccupazione ha ridotto i guadagni del 67% immediatamente e il 32% 10 anni dopo. Inoltre, anche quando i lavoratori hanno semplicemente cambiato settore, i guadagni sono rimasti inferiori del 10%.
Oltre alla perdita dei posti di lavoro e alla riduzione dei salari, l’automazione potrebbe anche aumentare la disuguaglianza tra il reddito percepito dal lavoratore e il profitto guadagnato dall’imprenditore. La quota di reddito prodotta dalla manodopera è già incalo e, con l’automazione, probabilmente diminuirà ulteriormente. Sempre secondo la ricerca condotta da Bain, si stima che, entro il2030, i costi operativi a livello di settore potrebbero diminuire dal 10% al 15%, a seconda della struttura attuale dei costi del settore e del livello di automazione previsto. Sotto tali condizioni, l’aumento della redditività sarebbe in gran parte destinato ai proprietari di capitali, riducendo così ulteriormente la quota del reddito destinata alla manodopera. La proprietà del capitale è già altamente concentrata. Ad esempio, in Francia, i livelli di disuguaglianza della ricchezza sono in calo, ma il 10% dei ricchi detiene ancora il 55% della ricchezza totale. In Cina, dove la disuguaglianza di reddito è aumentata significativamente negli ultimi anni, il 10% dei ricchi possiede oltre il 67% della ricchezza. Ma i livelli più alti si registrano negli Stati Uniti, dove il 10% dei ricchi possiede il 73% della ricchezza.