Il valore di un metodo – Digital4Pro

Il valore di un metodo

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Istinto, talento e esperienza non bastano: per negoziare così come per innovare ci vuole metodo. 

Metodo: oh no!

La parola metodo non piace a molti. Richiama i concetti di fissità, omologazione, determinismo. Se aggiungiamo poi l’italica propensione all’improvvisazione, metodo trova un’accoglienza ancora meno calorosa.

Eppure, soprattutto il talentuoso, che grazie a ciò esprime eccellenza, non è estraneo ad un grande lavoro su sé stesso per acquisire metodo ed evitare che il proprio talento si esaurisca nell’estemporaneità. 

Un metodo ha molti vantaggi, ne cito tre per dovere di sintesi: consapevolezza, controllo, risparmio di tempo.

1. La consapevolezza: un’esperienza fantozziana

Quando mia figlia decise di prendere la patente mi offrii di insegnarle a guidare, forte dei miei lunghi anni di esperienza.

Scena: domenica mattina, parcheggio di un centro commerciale, ore 7. Salimmo in macchina, mia figlia al posto di guida e io a fianco calata nel mio ruolo di istruttore.

Iniziai a darle istruzioni. Mia figlia mi guardava perplessa e ben presto la sua perplessità si trasformò in titubanza, fino ad uno scomposto smarrimento.

Non riusciva a mettere in pratica ciò che le dicevo, per lei ero incomprensibile e confusa.

Ci sfinimmo reciprocamente. Mi chiese con evidente sarcasmo dove avessi rubato la patente! Bel risultato per soli dieci minuti di lezione!

Lei si sentiva frustrata nel suo ruolo di discente e io nel mio ruolo di docente. Pagammo una scuola guida ed in poche lezioni si chiuse la cosa.

Fu lei ad illuminarmi nel dirmi “Non ti offendere sai, ma il ragazzo della scuola guida – ragazzo?!? Cioè più giovane di me e con meno esperienza…ecco la prima bordata a detrimento della mia autorevolezza! – è stato capace di spiegarmi poche cose in modo semplice e ordinato. Insomma diversamente da te, con metodo”

Aveva ragione: con metodo.

So guidare, ma lo faccio da tanti anni e ormai la mia è una forma di conoscenza inconsapevole: faccio, ma non so dire come. Salgo in macchina e, grazi ad un automatismo, agisco di conseguenza, senza pensare troppo al come: faccio e basta.

Non avere consapevolezza ha vari effetti dannosi. Con mia figlia mi ha fatto perdere autorevolezza, tempo e denaro, avendo dovuto ovviamente poi pagare la scuola guida.

Inoltre, senza un metodo non posso migliorare, perché non ho parametri oggettivi alla luce dei quali rileggere le mie azioni. Se mi limito a valutare il successo della mia guida solo per non aver fatto incidenti, sbaglio. 

Non è solo ciò che si ottiene, ma come lo si ottiene che fa la differenza. 

Se partissi per andare da Milano a Roma in auto e ci arrivassi in 5 ore potrei essere soddisfatta, ma lo sarei ancora di più se arrivassi consumando metà della benzina, delle gomme e delle pastiglie dei freni e senza un attacco di cervicale per la tensione.

Ultimo aspetto non trascurabile: la consapevolezza che ci regala un metodo è uno strumento per attivare la crescita non solo personale, ma di coloro dei quali, da manager, si ha la responsabilità.

Fare qualcosa bene non significa essere poi capaci di trasmetterla agli altri.

Sarà capitato a tutti di aver avuto insegnanti profondi conoscitori della propria materia, ma poco capaci di passarla a noi studenti. 

Ci sono bravissimi ex giocatori ingaggiati come allenatori: ma le due cose non vanno sempre di pari passo.

2. Il controllo: un navigatore per gestire le emozioni

Non dico si debba sempre e comunque avere controllo su tutto, o eliminare l’emotività, ma non ne possiamo sempre essere preda; dobbiamo indirizzarla al meglio con i giusti strumenti.

Chi di noi sente la necessità di un navigatore per fare ogni giorno la stessa strada da casa all’ufficio e viceversa? Penso nessuno.

Se un giorno qualcosa ci distogliesse dal tragitto abituale e ci obbligasse ad uscire dalla nostra zona di confort, facendoci perdere ogni riferimento, a quel punto disporre di un navigatore non tornerebbe utile? Penso di sì, almeno per consentirci di non ritardare oltre l’arrivo a destinazione.

Molti fattori possono farci smarrire la strada e un metodo può essere, senza pretese di esaustività, un valido supporto per conservare lucidità e controllo.

3. Il tempo: vola e noi siamo i piloti

Ho letto questa frase, ma non so di chi sia. Mi piace molto. Un metodo aiuta a gestire al meglio il tempo, della cui scarsità ci lamentiamo tutti sempre. 

Se ogni volta che preparo la cena dovessi reinventare le mie ricette sarebbe un’impresa improba, almeno per me!

Ciò non toglie spazio alla creatività: se una sera avessi più tempo e volessi arricchirle o cambiarle potrei sempre farlo e permettermi di sbagliare. Mal che vada avrei una ricetta e un metodo ai quali tornare.

Un metodo si affina ed evolve grazie all’esperienza e così via nel ciclo infinito della vita, dove ogni momento può regalare un’opportunità di consapevolezza dei nostri limiti e del loro superamento per crescere.


Chiudo con tre interrogativi per continuare la riflessione:

  • Quanto a livello manageriale e nelle aziende si misurano gli effetti dell’abuso del tempo e si usano degli strumenti per valorizzarlo veramente? 
  • Quanto pesa il ritardo di un buon accordo o di un cambiamento a cui puntiamo per goderne i benefici?
  • Quanto ci costa la fretta di arrivare alla chiusura dell’accordo, invocando il bisogno di non buttare via quel tempo che noi stessi abbiamo sprecato con mesi di trattative estenuanti o processi complessi e improduttivi?

 

I problemi generano problemi, e la mancanza di metodo nel risolverli genera ancora più problemi.
– Philip B. Crosby –

 

» Guarda il video di Alessandra Colonna relativo a questo articolo
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