

L’articolo esamina le principali strategie di introduzione dei veicoli a guida automatizzata sul mercato, distinguendo tra i modelli “something everywhere” e “everything somewhere”. Il primo, adottato dalle case automobilistiche, prevede l’integrazione graduale di sistemi avanzati di assistenza alla guida su diversi tipi di infrastrutture, consentendo una diffusione trasversale delle funzioni automatizzate. Il secondo, sostenuto da operatori tecnologici e aziende di telecomunicazioni, si concentra sull’implementazione intensiva di molteplici applicazioni in contesti selezionati e controllati, favorendo una rapida evoluzione tecnologica. Si analizza inoltre una terza via, proposta nel rapporto Idrac, che punta sull’estensione progressiva delle capacità operative in funzione della velocità, privilegiando la sperimentazione in condizioni di sicurezza. L’articolo approfondisce le implicazioni di ciascun paradigma sulla configurazione hardware e software dei veicoli e sottolinea l’importanza di una definizione trasparente del dominio operativo, soprattutto in scenari complessi e variabili, al fine di garantire sicurezza ed efficacia nell’ambiente reale.
Nel dibattito relativo alle strategie di immissione sul mercato dei veicoli a guida automatizzata si delineano principalmente due orientamenti metodologici. Il primo, promosso dalle principali case automobilistiche, viene identificato come approccio “something everywhere”, e prevede una progressiva introduzione di sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS) distribuiti trasversalmente su diverse tipologie di infrastrutture viarie – siano esse arterie principali, secondarie o contesti urbani. In pratica, ciò si traduce nell’inserimento sul mercato di veicoli equipaggiati con un numero limitato di funzionalità automatizzate, ma operative su un ampio spettro di scenari. Questo modello è riscontrabile nei recenti modelli di vetture come la Fiat 500 E e la Crossland X, che si collocano nel livello 2 di automazione secondo la classificazione SAE, integrando due o più applicazioni di base (ad esempio, Adaptive Cruise Control e Lane Keeping Assist) già in fase “days 1”.
Il secondo orientamento, sostenuto prevalentemente dagli operatori tecnologici e dalle aziende di telecomunicazioni, è noto come “everything somewhere”. In contrasto con la filosofia dei costruttori, questa strategia si focalizza sull’implementazione intensiva di molteplici applicazioni e servizi automatizzati, ma limitando la loro operatività a contesti selezionati e controllati, quali tratti autostradali o ambienti industriali. Tale approccio favorisce un’evoluzione tecnologica rapida e una maggiore concentrazione di sistemi avanzati in ambiti circoscritti e protetti, come si osserva nell’impiego di veicoli pesanti autonomi nelle cave, mezzi a guida vincolata senza operatore e servizi navetta per aeroporti o per collegamenti interni in complessi industriali.
A queste due prospettive si aggiunge una terza via, menzionata dalla ministra francese Anne Marie Idrac nel suo rapporto del 2018 sui veicoli autonomi, che enfatizza la progressiva estensione delle capacità operative in funzione della velocità. In questo modello, la velocità massima gestibile dal sistema automatizzato viene incrementata gradualmente, partendo da livelli bassi che consentono la sperimentazione e l’affinamento della tecnologia in condizioni di sicurezza. Solo con il perfezionamento dei sistemi e il raggiungimento di standard di sicurezza adeguati si procede all’estensione delle funzionalità autonome anche alle alte velocità. Tale paradigma può essere applicato sia al modello “everything somewhere” che al “something everywhere”, purché si mantenga la gradualità nell’aumento della velocità operativa. Ad esempio, è possibile avere veicoli altamente automatizzati che operano esclusivamente a basse velocità in ambienti ristretti, oppure veicoli con automazione più limitata ma operativi su strade di qualsiasi tipologia, mantenendo comunque velocità ridotte. Questa terza opzione, tuttavia, è stata scarsamente considerata dalla Commissione Europea, poiché limitare la tecnologia a basse velocità potrebbe comprometterne la competitività e l’adozione su larga scala.
Tra le applicazioni di base (“days 1”) si annovera, ad esempio, la funzione InVehicleSignage, che consente al veicolo di ricevere in tempo reale informazioni sui limiti di velocità e altre regole di circolazione, facilitando l’adozione di velocità ridotte in situazioni ad alto rischio grazie all’integrazione di sistemi di assistenza alla guida.
La scelta del paradigma di introduzione dei veicoli a guida automatizzata e autonoma ha un impatto diretto sulla configurazione hardware e software installata a bordo, nonché sul campo di applicabilità del mezzo, che dipende dal livello di automazione e dalle funzionalità richieste. Il dominio operativo del veicolo, definito dal produttore, deve essere esplicitato in modo dettagliato e trasparente per garantire la corretta comprensione delle condizioni di utilizzo. È essenziale specificare il comportamento del sistema in scenari complessi come intersezioni, congestione veicolare, superfici stradali deteriorate o scivolose, condizioni atmosferiche e geografiche variabili, e diverse fasce di velocità. Inoltre, per ciascuna di queste situazioni, possono essere previste funzionalità dedicate o strategie di gestione del rischio specifiche, al fine di garantire la sicurezza operativa e l’efficacia del veicolo automatizzato nell’ambiente reale.
La scelta della filosofia di implementazione dei veicoli a guida automatizzata determina non solo il percorso di sviluppo tecnologico, ma anche la loro effettiva applicabilità e diffusione. Il modello “something everywhere” favorisce una crescita graduale e inclusiva, mentre “everything somewhere” accelera l’innovazione in ambienti circoscritti, ma ne limita la portata. La terza opzione, basata sulla velocità progressiva, offre una prospettiva di sperimentazione sicura, pur rischiando di ridurre la competitività della tecnologia. In ogni caso, la trasparenza nella definizione delle condizioni operative e la gestione dedicata dei rischi sono elementi imprescindibili per il successo e l’affidabilità dei veicoli automatizzati. Solo un approccio integrato e attento alle esigenze del contesto reale potrà garantire una transizione efficace verso la mobilità autonoma, rispondendo alle sfide tecniche, normative e sociali che ne derivano.